Qui è simboleggiato 1o stato di cecità in
cui si trovano gli uomini, se Dio non viene
incontro per aprir loro gli occhi e farli
vedere. Ciò nonostante, ci saranno sempre
dei "ciechi" che neppure Dio può
guarire, perche non hanno consapevolezza
di essere ciechi: anzi, presumono di vederci
fin troppo bene!
E' il peccato dei farisei, su cui con
molto
tristezza si chiude il brano evangelico:
"Se foste ciechi, non avreste
alcun
peccato; ma siccome dite: "Noi
vediamo",
il vostro peccato rimane" (Gv
9,4 I).
Si evidenzia il "contrasto"
fra
la luce e le tenebre che si fanno implacabile
lotta fra di loro, come viene già accennato
nel prologo del Vangelo: "La luce
splende
nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno
accolta" (1,5).
"Passando, Gesù vide un uomo cieco
dalla
nascita ..."
Prima si descrive il miracolo del cieco
nato,
fatto con estrema sobrietà
Quindi seguono in rapida successione
diversi
interrogatori: il cieco viene prima
interrogato
dalla folla (vv. 8-12), quindi dai
farisei
(vv. 13-17), segue l'interrogatorio
dei genitori
(vv. 18-23); e ancora una volta dello
stesso
cieco nato (vv. 24-34). La scena si
conclude
con l'incontro del cieco con il suo
guaritore
e con la confessione di fede: lo credo,
Signore!",
a cui segue un commento molto amaro
di Gesù
(vv. 35-41).
Due atteggiamenti antitetici davanti
al medesimo
fatto: l'atteggiamento del cieco nato,
che
lentamente arriva alla "illuminazione"
totale, che non è quella fisica soltanto,
ma soprattutto quella spirituale; l'atteggiamento
dei farisei e dei giudei i quali si
ostinano
a negare l'evidenza del fatto e a riconoscervi
il segno della presenza del divino.
Mentre
il cieco, "desideroso" di
vedere,
ottiene la luce, i pretesi "veggenti",
che si illudono di sapere tutto su
Dio e
la sua legge "Noi siamo discepoli
di
Mosè!": ( v. 28), diventano ciechi!
La fede come "luce"
Nell'atteggiamento del cieco nato san
Giovanni
intende descrivere il normale itinerario
di fede dei cristiano con tutte le
sue difficoltà,
apparenti assurdità e contraddizioni.
(strano
gesto di Gesù di spalmargli gli occhi
con
il fango fatto con la saliva). Eppure
il
cieco crede, va alla piscina di Siloe
a lavarsi
e ci "vede".
La fede non solo accetta l'incredibile,
ma
vince tutte le ostilità e la falsa
logica
degli uomini. Il cieco nato si trova
tutti
contro: persino i genitori!
Tutte le difficoltà vengono sollevate
per
indurlo a negare quella che, per lui,
era
l'evidenza: "Allora alcuni dei
farisei
dicevano: "Quest'uomo non viene
da Dio
perché non osserva il sabato".
Come
si vede, la lotta non è intorno a un
fatto,
quanto attorno a Gesù: è lui che dà
fastidio,
è lui che obbliga a prendere posizione.
Ma anche tutte le difficoltà vengono
puntualmente
dissolte dal cieco che era stato guarito
con la semplicità degli umili, i quali,
appunto
perché tali, non vengono presi in considerazione
dai cosiddetti "sapienti"
(vv.
28-33).
E' interessante notare il progressivo
itinerario
della fede del cieco nato nei confronti
di
Gesù: "quell'uomo che si chiama
Gesù"
(v. II ), è un "un profeta"
(v.
17), inviato "da Dio" (v.
33),
è il "Signore! " (w. 35 -38).
A questo punto la fede è completa:
il cieco
nato finalmente "vede" in
senso
totale, perché vede ma è anche capace
di
cogliere in "quell'uomo che si
chiama
Gesù" una dimensione divina.
"Io sono venuto in questo mondo
per
giudicare ..."
Per i Giudei, invece, Gesù rimane semplicemente
"un peccatore" (v. 24), che
ha
violato il sabato.
I "ciechi" veri sono perciò
i Giudei
che non riescono a vedere la presenza
di
Dio in Cristo, e 10 respingono addirittura
come "peccatore". E non riesc9no
perché non vogliono: perciò la loro
cecità
è colpevole.
"Un tempo eravate tenebra, ora
siete
luce nel Signore" (Ef5,8-11).
Da qui la responsabilità di noi cristiani,
a cui non basterà più essere personalmente,
con le loro opere, i "testimoni"
della luce, ma dovranno anche essere
voce
"profetica" che denuncia
senza
paura le iniquità del mondo, sia visibili,
sia camuffate. Si pensi a certe libertà
sessuali,
a certi spettacoli, alla legalizzazione
dell'aborto,
a certe violenze. ..D'altra parte,
noi cristiani
non possiamo sottrarci a questo servizio,
indubbiamente scomodo di annunciatori
e testimoni
della <duce",; siamo impegnati
per
il nostro battesimo a partecipare anche
ai
lontani un po' della nostra luce, perché
anch'essi imparino a vedere gli altri
uomini,
le cose, gli avvenimenti, con gli "occhi"
stessi di Dio, cioè con gli occhi della
fede.
PER LA RIFLESSIONE :
Che cosa blocca il cammino di fede
di un
cristiano comune ?
Fino a che punto ci sbilanciamo nel
presentarci
apertamente come cristiani?
PER LA PREGHIERA:
LUN.: Ef 5,8-11; MAR.: Mt 5,13-16;
MER.:
Gv 3,16-21; GIO.: 1Gv 2,3-11; VEN.:
Rm 13,8-14;
SAB.: Is 58,8-10 |