CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE

ANNO PASTORALE 2007/2008

CELLULA 394 : "VA' A LAVARTI NELLA PISCINA DI SILOE" Gv 9,1-41
Qui è simboleggiato 1o stato di cecità in cui si trovano gli uomini, se Dio non viene incontro per aprir loro gli occhi e farli vedere. Ciò nonostante, ci saranno sempre dei "ciechi" che neppure Dio può guarire, perche non hanno consapevolezza di essere ciechi: anzi, presumono di vederci fin troppo bene!
E' il peccato dei farisei, su cui con molto tristezza si chiude il brano evangelico: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane" (Gv 9,4 I).
Si evidenzia il "contrasto" fra la luce e le tenebre che si fanno implacabile lotta fra di loro, come viene già accennato nel prologo del Vangelo: "La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta" (1,5).
"Passando, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita ..."
Prima si descrive il miracolo del cieco nato, fatto con estrema sobrietà
Quindi seguono in rapida successione diversi interrogatori: il cieco viene prima interrogato dalla folla (vv. 8-12), quindi dai farisei (vv. 13-17), segue l'interrogatorio dei genitori (vv. 18-23); e ancora una volta dello stesso cieco nato (vv. 24-34). La scena si conclude con l'incontro del cieco con il suo guaritore e con la confessione di fede: lo credo, Signore!", a cui segue un commento molto amaro di Gesù (vv. 35-41).
Due atteggiamenti antitetici davanti al medesimo fatto: l'atteggiamento del cieco nato, che lentamente arriva alla "illuminazione" totale, che non è quella fisica soltanto, ma soprattutto quella spirituale; l'atteggiamento dei farisei e dei giudei i quali si ostinano a negare l'evidenza del fatto e a riconoscervi il segno della presenza del divino. Mentre il cieco, "desideroso" di vedere, ottiene la luce, i pretesi "veggenti", che si illudono di sapere tutto su Dio e la sua legge "Noi siamo discepoli di Mosè!": ( v. 28), diventano ciechi!
La fede come "luce"
Nell'atteggiamento del cieco nato san Giovanni intende descrivere il normale itinerario di fede dei cristiano con tutte le sue difficoltà, apparenti assurdità e contraddizioni. (strano gesto di Gesù di spalmargli gli occhi con il fango fatto con la saliva). Eppure il cieco crede, va alla piscina di Siloe a lavarsi e ci "vede".
La fede non solo accetta l'incredibile, ma vince tutte le ostilità e la falsa logica degli uomini. Il cieco nato si trova tutti contro: persino i genitori!
Tutte le difficoltà vengono sollevate per indurlo a negare quella che, per lui, era l'evidenza: "Allora alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non viene da Dio perché non osserva il sabato". Come si vede, la lotta non è intorno a un fatto, quanto attorno a Gesù: è lui che dà fastidio, è lui che obbliga a prendere posizione.
Ma anche tutte le difficoltà vengono puntualmente dissolte dal cieco che era stato guarito con la semplicità degli umili, i quali, appunto perché tali, non vengono presi in considerazione dai cosiddetti "sapienti" (vv. 28-33).
E' interessante notare il progressivo itinerario della fede del cieco nato nei confronti di Gesù: "quell'uomo che si chiama Gesù" (v. II ), è un "un profeta" (v. 17), inviato "da Dio" (v. 33), è il "Signore! " (w. 35 -38).
A questo punto la fede è completa: il cieco nato finalmente "vede" in senso totale, perché vede ma è anche capace di cogliere in "quell'uomo che si chiama Gesù" una dimensione divina.
"Io sono venuto in questo mondo per giudicare ..."
Per i Giudei, invece, Gesù rimane semplicemente "un peccatore" (v. 24), che ha violato il sabato.
I "ciechi" veri sono perciò i Giudei che non riescono a vedere la presenza di Dio in Cristo, e 10 respingono addirittura come "peccatore". E non riesc9no perché non vogliono: perciò la loro cecità è colpevole.
"Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore" (Ef5,8-11).
Da qui la responsabilità di noi cristiani, a cui non basterà più essere personalmente, con le loro opere, i "testimoni" della luce, ma dovranno anche essere voce "profetica" che denuncia senza paura le iniquità del mondo, sia visibili, sia camuffate. Si pensi a certe libertà sessuali, a certi spettacoli, alla legalizzazione dell'aborto, a certe violenze. ..D'altra parte, noi cristiani non possiamo sottrarci a questo servizio, indubbiamente scomodo di annunciatori e testimoni della <duce",; siamo impegnati per il nostro battesimo a partecipare anche ai lontani un po' della nostra luce, perché anch'essi imparino a vedere gli altri uomini, le cose, gli avvenimenti, con gli "occhi" stessi di Dio, cioè con gli occhi della fede.
PER LA RIFLESSIONE :
Che cosa blocca il cammino di fede di un cristiano comune ?
Fino a che punto ci sbilanciamo nel presentarci apertamente come cristiani?
PER LA PREGHIERA:
LUN.: Ef 5,8-11; MAR.: Mt 5,13-16; MER.: Gv 3,16-21; GIO.: 1Gv 2,3-11; VEN.: Rm 13,8-14; SAB.: Is 58,8-10